Nel nostro immaginario collettivo, il termine pizzoccheri si identifica rapidamente nella tradizione culinaria valtellinese, e ne esprime anche uno dei prodotti gastronomici tra i più importanti del territorio nazionale.

I Pizzoccheri della Valtellina possono essere definiti come una pasta alimentare, sia secca che fresca, derivata dall’impasto di farina di grano saraceno (Fagopyrum esculentum), chiamato in dialetto valtellinese furmentùn, formentone o fraina, in miscela con altri sfarinati. Questo prodotto alimentare, di lunghezza e larghezza variabile, si può trovare nella forma a tagliatello steso o avvolto a seconda che le  sottili liste appiattite siano in forma stesa o avvolta, o a gnocchetto, con la caratteristica concavità.  

L’origine del nome pizzocchero è, a tutt’oggi, dibattuta. Da una parte alcuni vorrebbero accostarlo al termine pinzochero, in assonanza a quanto spesso accade nell’Italia gastronomica, dove capita spesso di imbattersi in pietanze dai nomi strani, poco invitanti, derivanti anche da insulti o parolacce, in singolare contrasto con il gusto e il valore culturale che essi esprimono. Altri, invece, preferiscono ancorare l’origine del pizzocchero al termine tedesco pinzokel, che significa gnocco di farina, localizzandone così l’origine nell’arco alpino, nella sezione reticà.


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